La spia che venne dal freddo

Spionaggio e doppiogioco, neanche i protagonisti comprendono la totalità del piano.
La spia che venne dal freddo
Titolo: La spia che venne dal freddo
Regia: Martin Ritt
Cast: Richard Burton, Claire Bloom, Oskar Werner, Sam Wanamaker
Protagonisti: Spie
Materia: Spionaggio
Energia: Avventure
Spazio: Berlino, Londra, Olanda
Tempo: Anni 60

Alec Leamas, agente operativo inglese, perde l’ennesimo agente infiltrato in Germania Est e rientra a Londra.
Guidato da Control cerca, con un trappolone, di stanare Mundt, la sua controparte tedesca.
Fingendosi declassato a burocrate inizia a bere fingendosi alla disperazione, viene così contattato dal nemico per tradire e comprare le sue informazioni, Leamas stà al gioco per far cadere Mundt nella trappola.
Ma nel mondo dello spionaggio niente è come sembra.

La trasposizione cinematografica del romanzo di John le Carré è un classico dello spionaggio dove regnano suspense e psicologia dei personaggi dietro lunghi pianoquenza.
Nonostante sia un pò datato il film cattura lo spettore che rimane davanti allo schermo in una progressione di trama fino al finale che mette in risalto il limite tra giusto e sbagliato.

Voto Finale: Accettabile

Frase del film: E’ regola nei sistemi di spionaggio di tutto il mondo che ogni anello della catena venga tenuto, per quanto possibile, all’oscuro degli altri.

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