Good Kill

La guerra con i droni, comodamente seduti dall’altra parte del mondo, ma non senza effetti collaterali.
Good Kill
Titolo: Good Kill
Regia: Andrew Niccol
Cast: Ethan Hawke, January Jones, Bruce Greenwood
Protagonisti: Militari, Piloti
Materia: Guerra
Energia: Lotta Interiore, Sofferenza Familiare
Spazio: Las Vegas, Afghanistan
Tempo: 2010

La guerra al terrorismo ora si combatte con i droni, che spiano e colpiscono chirurgicamente cercando di ridurre al minimo le vittime civili senza perdite americane.
I droni hanno comunque bisogno di un pilota che da remoto li controlla e lancia i missili delle armi intelligenti.
Per i piloti di droni fare la guerra è come giocare alla Xbox o alla playstation, ingaggiare un bersaglio, neutralizzare le minacce, ma in fondo le persone muoiono davvero.
Egan è il migliore, viene dall’aviazione, con più di 3000 ore sui caccia, e adesso vola davanti a un monitor così come la maggior parte delle reclute che hanno al massimo 40 ore su un Cessna d’addestramento.
Egan vuole tornare a volare sui caccia, ma la guerra in Afghanistan è al culmine e il suo capo non vuole fare a meno del suo elemento migliore, si sente ancora un pilota e questo lo rende infelice e il tutto ricade sulla vita familiare.
Quando la loro unità viene scelta per operazioni segrete della CIA si ritrovano a compiere missioni con ingenti vittime civili, il contraccolpo psicologico e la crisi di coscienza manda in pezzi la vita di Egan.

Guerra al terrorismo e coscienza visti con l’occhio di un ex pilota di caccia e adesso di droni.
La crisi di coscienza non solo per le vittime civili ma per la futilità della guerra preventiva che genera nuovi talebani.
La crisi familiare non approfondita e soprattutto il finale vendicativo giustizialista non convincono a pieno.
Fa riflettere ma non abbastanza.

Voto Finale: Insufficiente

Frase del Film: Lei ha volato in qualche guerra per caso?

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